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World Backup Day: chi era costui - Consulente GDPR
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world backup day copertina

World Backup Day: chi era costui

Il World Backup Day è appena passato, forse troppo in sordina…

Non tutti infatti conoscono questa ricorrenza: il World Backup Day si celebra ogni 31 marzo e vuole essere un’occasione per ricordare l’importanza della struttura cardine della sicurezza informatica

il BACKUP

Non stupiscono allora gli esiti delle indagini di Kingston Technology ed Acronis:

tutti noi abbiamo paura di perdere i dati, ma non li proteggiamo abbastanza!

Ogni minuto, nel mondo, 113 telefoni cellulari vengono persi o rubati, vuol dire più di 162.000 al giorno; ed in ognuno di questi è salvata una parte della nostra vita: messaggi, foto, rubriche, agende, senza considerare i dati sensibili (profili facebook, instagram ed altro).

Eppure sono ancora troppi gli utenti che non agiscono correttamente:

  • molti sanno cosa è un backup, ma non hanno mai tempo di farlo
  • molti non sanno farlo dei dispositivi mobile (smartphone o tablet)
  • quasi tutti sono convinti che i dischi esterni o le chiavette siano sufficienti a garantire un buon salvataggio

 

Ognuna di queste pratiche meriterà un approfondimento a parte, che faremo in altri articoli, oggi ci occuperemo solo di una visione generale.

I RISULTATI

Guardiamo i risultati del sondaggio di Kingston: l’84% degli intervistati dichiara di aver perso i dati almeno una volta, ma di questi il 55% effettua il backup solo quando capita, mentre il 13% non sa nemmeno come si facciano. Solamente un 18% dichiara di eseguire il backup almeno una volta al mese (una volta al mese???).

E poi scopriamo che il 39% pensa che perdere i dati contenuti nello smartphone sarebbe “la fine del mondo” e un 25% andrebbe totalmente nel panico.

I dati che ci dispiacerebbe perdere?

  1. Foto e video (61%)
  2. Password e accessi a siti ed account (17%)
  3. Documenti vari (14%)
  4. Contatti della rubrica (8%)

 

La percezione è che gli attacchi hacker, virus e smarrimento e manomissione di dispositivi, vengono considerati ancora poco probabili e si pensa che le perdite possano derivare da furto e malfunzionamento dell’hardware. Ma ormai i nostri dati sono quasi tutti digitali (si pensi anche solo alle informazioni contenute nelle mail).

Un’altra voce

Secondo Acronis invece (qui trovate i risultati del sondaggio globale) la situazione sui PC è decisamente migliore, anche grazie alle Misure di Sicurezza richieste dalla legge, che hanno fatto in modo che molte aziende rivedessero le politiche di backup:

ormai quasi tutti gli utenti (92,7%) eseguono un backup del PC; un aumento del 24% rispetto allo scorso anno

ma il 65% degli intervistati ha perso dati (eliminazione involontaria, guasto o problema software); un aumento del 29,4% rispetto all’anno precedente

infine, dato più incoraggiante rispetto a quello di Kingston: solo il 7% non adotta misure di salvataggio

C’è da considerare però che l’indagine di Acronis è stata svolta sia in ambito consumer che aziendale, giustamente considerando che molto spesso il dispositivo personale viene usato anche per l’azienda e viceversa; questo ha portato ovviamente un incremento dell’attenzione dato che le aziende (con i relativi responsabili) sono tenute ad osservare per legge delle disposizioni in materia di protezione e integrità dei dati (non ultimo proprio il GDPR ha inasprito le sanzioni per chi omette tali osservanze).

La spiegazione però dell’aumento delle perdite, nonostante l’attenzione al backup è da giustificare con il fatto che ormai molti di noi usano più dispositivi (smartphone, tablet, pc, notebook) e l’attenzione e la conservazione del dato si sposta in egual modo tra dispositivo “di lavoro” e “personale”.

Quindi la conclusione è:

anche se siamo più consapevoli della possibilità di perdere dati, aumentano le possibilità che li perdiamo.

 

A questo punto, oltre a riscoprire il significato e la motivazione di questa usanza di “fare i backup”, valuteremo anche nuovi strumenti (oltre a chiavette e dischi fissi) che si possono utilizzare, così da dimostrare ancora una volta che nonostante le minacce sempre più sofisticate, e le relative protezioni ancora più evolute, il caro, buon vecchio ed affidabile BACKUP è uno strumento insostituibile, anche grazie all’evoluzione degli strumenti di protezione.

1. Usare il cloud

Una volta si usavano i floppy, più normale imbattersi in hard disk esterni, soluzioni di rete o chiavette USB; ma ormai il cloud offre soluzioni rapide, ed economiche, per salvare i dati su una piattaforma remota, che può essere resa inaccessibile anche ai temuti “ransomware”, fattore determinante rispetto a tutte le unità che invece sono “collegate” al PC. Inoltre il mantenimento “in altro luogo” è più sicuro per i casi di furto e/o danno fisco (incendio, terremoto).
Inoltre, grazie alla sua disponibilità online, si possono consultare i file e modificarli da qualunque dispositivo, in qualunque posto e momento.

2. Fare backup costanti

Sappiamo tutti che stare a “guardare un backup” è noioso, porta via tempo prezioso, ma ci sono software, anche gratuiti, che possono fare i backup automaticamente, con la schedulazione, impostando un’ora in cui la rete o il sistema non è in uso. E poi si consiglia sempre di perdere un po’ di tempo ogni tanto per fare un test di ripristino, per essere certi che quanto viene salvato sia effettivamente recuperabile.

Perdere 5 minuti può evitarci la perdita di intere giornate di lavoro.

3. Soluzioni di Disaster Recovery

Andiamo un po’ oltre il concetto di Backup, vediamo cos’è il Disaster Recovery.
In realtà si tratta di due attività “complementari”: il backup serve a “mettere al sicuro il dato”, fornendo la possibilità di ripristino ad una certa data/ora; il secondo invece serve per ripristinare tutte le funzioni di un PC, compresi i programmi ed i servizi che forniva alla rete.
Ovviamente il secondo caso si applica prevalentemente a sistemi di cui si deve garantire la funzionalità costante (es: server o macchine da lavoro), ma non è escluso che, a causa di un furto ci serva recuperare tutti i programmi che avevamo installato su di un semplice PC.

4. Soluzioni online? Scegliamo un provider affidabile

I dati vengono conservati online, ma online vuol sempre dire “da qualche parte”: in una web farm, in un data center, insomma luoghi fisici con una posizione geografica. Ovviamente in questi data center esistono migliaia di server, le informazioni sono duplicate e ridondate per renderle disponibili 24h/24 e in caso di guasto. A questo punto diventa importante valutare anche l’affidabilità del servizio ed i suoi requisiti di qualità e sicurezza (es: ISO 9001 e 27001).

5. Fondamentale la consapevolezza

La parte fondamentale è comunque e sempre la consapevolezza che l’operazione del backup non è una “perdita di tempo”, ma una esigenza fondamentale: così come quando si parte per una vacanza si controlla di aver chiuso il gas, l’acqua e la porta di casa, allo stesso modo dobbiamo essere consapevoli che abbiamo salvato le informazioni importanti.

 

Logicamente chi lavora a costante contatto con i dati ha sicuramente più dimestichezza con le problematiche qui descritte, e può avere trovato informazioni già lette altre volte, ma noi vogliamo comunque continuare mantenere alta l’attenzione alla sicurezza per diversi motivi:

innanzitutto vogliamo incentivare l’adozione di pratiche virtuose, a prescindere dal “doverle adottare per legge”

poi nel nostro lavoro incontriamo ancora parecchia “superficialità” da parte di molti operatori ed utenti

e poi vogliamo anche portare una nostra visuale, magari differente, fornendo a volte informazioni poco conosciute o trascurate

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Stefano Pedroni
Stefano Pedroni
stefano.pedroni@up2srl.it

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